Dhruva era una ardente e giovane devoto di Vishnu, un principe benedetto da vita eterna e gloria diventando la Stella Polare (Dhruva Nakshatra) per grazia del signore Vishnu. Dhruva simboleggia anche il “punto fisso” da cui tutto incomincia, un centro di gravità permanente. (ne troviamo la storia nel Bhagavata Purana, canto 4)
Dhruva iniziò la sua penitenza, partì senza cibo e senza acqua per 6 mesi, con l’attenzione fissa sul Signore. Questo sacrificio impressionò i cieli e Vishnu che apparì di fronte al giovane ragazzo, che però ancora si trovava nella maya e non poteva vedere. Vishnu rimosse il velo dagli occhi di Dhruva così che egli potesse vedere. Grazie al suo impegno personale e alle sue rinunce Dhruva acquisisce uno stato di “non desiderio” che gli diede pace eterna, facendolo diventare la Stella Polare.
La sua costanza e rettitudine nella vita resero Dhruva meritevole di ricevere lo stato di Dhruvapada, lo stato in cui ottiene il suo corpo celeste e non può essere toccato dal Maha Pralaya, o cataclisma finale.
“…Ecco io vi annuncio un mistero: noi tutti certo moriremo, ma tutti saremo trasformati, in un istante, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba; suonerà infatti la tromba e i morti risorgeranno incorrotti e noi saremo trasformati. E’ necessario che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità….” San Paolo, 1 Corinti 15, 44-53
L’evoluzione a cui ci porta la meditazione deve tendere al raggiungimento di questo stato di “non-desiderio”, in cui tutto ciò a cui prendiamo parte nella vita quotidiana viene fatto senza desiderio e senza pensieri.
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Bella la storia di Dhruva… ma non è un pò fuori luogo la citazioni di Paolo di Tarso?
concordo con giorgio